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Come noto, l’obbligo di reverse charge per le operazioni territorialmente rilevanti in Italia, scatta in caso di operazioni effettuate nel territorio dello Stato nei confronti di soggetti passivi esteri stabiliti nell‘Unione Europea.
In questa situazione, il fornitore Ue emette fattura con l’indicazione del numero identificativo che gli viene attribuito nel proprio Paese, in quanto l‘eventuale fattura emessa dal rappresentante fiscale non è rilevante ai fini IVA, e dunque il cessionario/committente nazionale, se soggetto passivo IVA che agisce in quanto tale, deve assoggettare ad imposta l‘operazione attraverso il meccanismo del reverse charge.
In caso di mancato ricevimento della fattura l‘acquisto va regolarizzato mediante autofattura.

Pertanto, ai fini IVA, la fattura rilasciata dal rappresentante italiano del fornitore estero che riporti esclusivamente il numero di partita IVA italiana del rappresentante fiscale e non contenga l‘indicazione della partita IVA del fornitore estero non è da considerarsi valida.

L’inversione contabile viene disciplinata dal’art. 17, co.2 del D.P.R. 633/1972. L’Agenzia delle Entrate ricorda all’acquirente italiano gli adempimenti da osservare in merito alla fattura e alla tenuta dei dati contabili:

– numerare la fattura del fornitore estero;
-annotare la fattura integrata nel registro IVA vendite entro il 15esimo giorno del mese successivo;
-annotare la fattura integrata anche nel registro IVA acquisti, per l’eventuale detrazione spettante;
-emettere autofattura entro il 15esimo giorno del terzo mese successivo a quello dell’operazione (nel caso in cui non si riceva fattura del fornitore estero entro il secondo mese successivo all‘operazione stessa), annotarla entro il termine di emissione e con riferimento al mese precedente.

A seguito della Riforma della fatturazione avvenuta nell’anno 2013 è stato stabilito che:

In capo al soggetto passivo stabilito in Italia, l‘obbligo di integrare la fattura che ha ricevuto dal  fornitore/prestatore UE per tutti gli acquisti di beni/servizi territorialmente rilevanti in Italia. Diversamente, in caso di acquisto di beni o servizi territorialmente rilevanti in Italia da fornitori stabiliti in Paesi extra – UE, rimane fermo l‘obbligo, in capo al cessionario/committente nazionale, di emissione dell‘autofattura.15

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