fbpx
skip to Main Content
info@busturistici.com | segreteria@busturistici.com | presidente@busturistici.com

La nuova architettura del Recovery Plan conferma le anticipazioni della vigilia. E soprattutto, grazie alla concentrazione sugli investimenti pubblici che raccolgono il 70% delle risorse promette un impatto maggiore sulla crescita. Perché, si legge nelle 13 pagine di «Linee di indirizzo» con cui Via XX Settembre accompagna la nuova tabella inviata ieri ai quattro partiti della maggioranza, l’attuazione del piano «assicurerebbe un impatto sul Pil di circa 3 punti percentuali», contro il +2,3% stimato per il 2026 dalle prime versioni, e produrrebbe quindi «un incremento occupazionale maggiore» di quello ipotizzato dai primi calcoli. Impatto che secondo il Mef potrebbe essere anche maggiore per i meccanismi con effetto leva sugli investimenti privati. La quota di incentivi e sussidi si riduce al 21%, mentre il resto si divide fra interventi per la formazione (4,3%) e un capitolo residuale con le iniziative estranee ai primi tre filoni.

Il piano elaborato dal Mef prevede investimenti per 147miliardi, ma meno fondi alle imprese. Agli impegni in conto capitale sarà destinato il 70% dei finanziamenti, i sussidi scendono a 45 miliardi. Dal nuovo programma si stima una spinta del 3% al Pil.

Il nuovo Piano promette un impatto maggiore sulla crescita, impatto che secondo il Mef potrebbe essere anche maggiore per i meccanismi con effetto leva sugli investimenti privati. La quota di incentivi e sussidi si riduce al 21%, mentre il resto si divide fra interventi per la formazione (4,3%) e un capitolo residuale con le iniziative estranee ai primi tre filoni.

Nel complesso, il 39% dei finanziamenti (81,9 miliardi) rientrerebbe nel filone della «transizione ecologica» e il 31,4% (66 miliardi) sarebbe collegato alla «transizione digitale», cioè i due motori principali che l’Unione europea si propone di attivare con il Next Generation Eu.

Back To Top