17 Dicembre 2025
Manovra, nuovo “pacchetto” di modifiche dal Governo
Arrivato in Commissione Bilancio del Senato un nuovo testo che avrà un impatto di 3,5 miliardi ritoccando le misure su iperammortamento, Transizione 5.0, Zes e caro materiali.

Nuova, corposa riformulazione della legge di bilancio, che potrebbe modificare i saldi di finanza, ritoccando i provvedimenti su iperammortamento, Transizione 5.0, Zes e caro materiali. Il testo è arrivato in Commissione Bilancio in Senato e dovrebbe avere un impatto da circa 3,5 miliardi di euro. Le nuove coperture potrebbero arrivare dalle norme sulle assicurazioni. La settimana scorsa, invece, l’esecutivo aveva riscritto norme per un valore di 1 miliardo ma a saldi di finanza invariati. Si allunga ancora dunque l’iter del disegno di legge in Commissione Bilancio al Senato, mentre nel frattempo la conferenza dei capigruppo ha stabilito l’approdo del testo in Aula lunedì 22 dicembre, con il voto finale previsto per l’indomani.
Maxi-emendamento da un miliardo: il governo “riscrive” la manovra
A venti giorni dalla scadenza costituzionale per l’approvazione della legge di bilancio, l’esecutivo presenta un intervento correttivo di ampia portata che, di fatto, riformula la manovra varata tre mesi fa in Consiglio dei ministri. Il pacchetto, una riorganizzazione organica delle principali modifiche concordate nella maggioranza, vale complessivamente circa un miliardo di euro secondo quanto riferito alle opposizioni, che ora chiedono più tempo per l’esame in commissione.
Sul fronte degli affitti brevi, il governo fa marcia indietro: viene cancellato l’aumento della cedolare secca e ripristinato il regime attuale, con aliquota al 21% sulla prima unità e al 26% dalla seconda. La novità è l’abbassamento da tre a due del numero di immobili oltre il quale scatta l’attività imprenditoriale.
Viene ricalibrata anche la stretta sui dividendi: il nuovo perimetro riguarda le partecipazioni inferiori al 5% o fino a 500.000 euro di valore. L’effetto sul gettito è significativo: da un’ipotesi iniziale di circa un miliardo a regime si scende a 33 milioni. Per garantire la copertura finanziaria restano però necessari interventi compensativi, in particolare nel settore bancario. Le modifiche riducono la deducibilità delle perdite pregresse (dal 43% al 35% nel 2026, dal 54% al 42% nel 2027), generando risorse per circa 600 milioni in due anni. Nel comparto assicurativo sale al 12,5% dal 2026 l’aliquota sull’Rc auto relativa agli infortuni del conducente, con un gettito stimato in oltre 100 milioni annui. Dal 2026 raddoppierà inoltre la Tobin tax sulle transazioni finanziarie, portata allo 0,4%. Arriva anche la cosiddetta “tassa sui pacchi”: un contributo da 2 euro per ogni spedizione proveniente da Paesi extra-Ue con valore dichiarato fino a 150 euro, che secondo le stime genererà 112 milioni il primo anno e 245 milioni dal 2027.
Una delle poche misure espansive riguarda il settore cinematografico: il taglio al Fondo per il cinema viene ridotto da 150 a 90 milioni. A precedere il maxi-intervento era arrivato un pacchetto più ristretto, una decina di emendamenti di entità marginale – dai 6 milioni destinati a 2.500 famiglie della città di Napoli alle nomine nell’Autorità garante per i diritti dell’infanzia. Ma l’atmosfera politica resta tesa. L’opposizione critica duramente la gestione del dossier. Il Partito democratico denuncia come la commissione sia rimasta “bloccata per un mese” e parla di un testo “riscritto a causa delle fratture interne alla maggioranza”. Il Movimento 5 Stelle parla di un iter “confuso”, mentre l’Alleanza Verdi e Sinistra annuncia la partecipazione alla mobilitazione della Cgil contro la manovra.
Nel frattempo è in arrivo anche il tradizionale decreto Milleproroghe, approvato in Consiglio dei ministri, che prevede tra l’altro proroghe sullo scudo penale per i medici, incentivi per giovani e donne e il congelamento degli aumenti delle sanzioni amministrative.
Compensazione crediti d’imposta, Confcommercio: “bene l’intenzione del Governo di eliminare la limitazione”
È positiva l’intenzione del Governo di “cancellare o almeno modificare la norma della manovra di bilancio che limita per i contribuenti la possibilità di compensare i crediti d’imposta. Solo così si potrebbero garantire l’efficacia delle politiche aziendali e tutelare gli investimenti già programmati dalle imprese”. Così Confcommercio, che “comprende il fatto che si vogliano rafforzare i controlli sulle compensazioni e contrastare utilizzi scorretti”, ma allo stesso tempo definisce la misura inserita nel testo attualmente in discussione al Senato ”sproporzionata e penalizzante per i contribuenti ‘virtuosi’”.
“Il divieto di utilizzare in compensazione i crediti di imposta per il pagamento dei debiti contributivi e assicurativi verso Inps e Inail incide – sottolinea la Confederazione – anche su crediti già maturati e su investimenti già realizzati”. In tal modo, “vengono modificate le condizioni che esistevano quando il contribuente aveva deciso di sfruttare questa possibilità”. È un intervento, insomma, che “danneggia le imprese che avevano programmato i propri investimenti sulla base delle norme allora in vigore”.
Confcommercio: “bene l’impianto, ma servono risorse e misure più adeguate per sostenere la crescita”
“Una manovra, del valore complessivo di 18,8 miliardi di euro che, pur concentrandosi su famiglie e imprese, presenta effetti espansivi limitati. Il quadro macroeconomico, seppur positivo – con inflazione in calo, occupazione ai massimi storici e redditi reali in crescita – è frenato da consumi deboli e bassa fiducia di cittadini e imprese. Occorrono, quindi più risorse e misure più adeguate per sostenere competitività e crescita”: così Donatella Prampolini, vicepresidente di Confcommercio con incarico alle politiche fiscali e di bilancio, in audizione sulla manovra in Commissione Bilancio del Senato.
La rappresentante di Confcommercio ha espresso forte preoccupazione per la detassazione dei rinnovi contrattuali limitata al biennio 2025–2026, una misura che esclude oltre cinque milioni di lavoratori del terziario e dei servizi, chiedendo con forza di collegare il beneficio alla data di erogazione dell’aumento retributivo e non a quella di firma del contratto, per evitare discriminazioni tra comparti e garantire un’applicazione equa della norma. Fondamentale, inoltre, inserire il riferimento ai contratti collettivi comparativamente più rappresentativi, come previsto dalla normativa vigente, per tutelare i lavoratori e contrastare la proliferazione di contratti “pirata”. Oltre a questo intervento prioritario, Confcommercio sollecita:
- sgravi fiscali e credito agevolato per le imprese giovanili;
- riconoscimento della contribuzione figurativa per l’Iscro dei professionisti autonomi;
- proroga dello sgravio Inps per artigiani e commercianti;
- rafforzamento della previdenza complementare e dei fondi sanitari contrattuali
Sulla riforma fiscale, Confcommercio giudica positivo il taglio della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33% per i redditi fino a 50mila euro, ma chiede di estendere la misura fino a 60mila euro. Occorre inoltre:
- rendere strutturale l’Ires premiale e superare l’Irap;
- prevedere l’esenzione dall’imposta del 21,25% sulle polizze anti-catastrofali per le imprese;
- innalzare il limite dei ricavi per il credito d’imposta sulle commissioni Pos;
- superare il payback sui dispositivi medici con un tetto di spesa realistico e rateizzazione degli oneri.
Positive le misure su premi di produttività, buoni pasto, pace fiscale e rinvio di plastic e sugar tax, ma preoccupano la stretta sui crediti d’imposta e la riduzione dei fondi ai Caf.
Sul versante di investimenti e Pnrr Confcommercio sottolinea l’urgenza di:
- rilanciare la crescita attraverso la piena attuazione del Pnrr e più investimenti infrastrutturali (logistica, porti, Ponte sullo Stretto);
- ricostituzione del Fondo per l’autotrasporto e incentivi per il rinnovo delle flotte;
- rafforzamento del turismo con il coinvolgimento delle associazioni rappresentative e revisione della “bancomatizzazione” dell’imposta di soggiorno;
- rifinanziamento del Fondo Impresa Femminile;
- revisione della Transizione 5.0 a misura di pmi e terziario;
- mantenimento del Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo.
In materia di credito Confcommercio propone una riforma del Fondo di Garanzia per le pmi, legando l’intervento pubblico alla rischiosità effettiva dell’impresa, per sostenere l’accesso ai finanziamenti in una fase di forte contrazione del credito. Sul tema energia, la Confederazione evidenzia che, pur in attenuazione della crisi, i prezzi italiani restano superiori a quelli di Francia e Spagna chiedendo pertanto di:
- disaccoppiare i prezzi di elettricità e gas;
- rinnovare la sterilizzazione degli oneri di sistema;
- stabilizzare i bonus per riqualificazione ed efficienza energetica.
Infine, Confcommercio accoglie positivamente l’impostazione pluriennale del finanziamento della Zes Unica, che rappresenta un’occasione strategica per la coesione territoriale, la crescita e l’attrazione di investimenti, ma necessita di risorse adeguate e di procedure semplificate per garantire piena operatività e accesso agevolato alle imprese. Confcommercio chiede inoltre che venga rivista la stretta sulla compensazione dei crediti d’imposta, prevedendo l’esclusione degli investimenti Zes dal divieto di compensazione, una misura che, se confermata, penalizzerebbe gravemente la competitività dei territori del Mezzogiorno e le imprese impegnate nei programmi di sviluppo locale.
Via libera alla manovra: il governo punta su fisco e famiglia
Il Consiglio dei ministri ha approvato il 17 ottobre scorso la quarta legge di bilancio del governo Meloni (guarda la conferenza stampa), che si concentra su taglio del cuneo fiscale, misure per famiglie e imprese, sanità e correttivi al sistema pensionistico. Una manovra “selettiva” da 18 miliardi di euro, finanziata per oltre metà (10 miliardi) da tagli alla spesa pubblica e per la restante parte (8 miliardi) da nuove entrate. Il provvedimento conferma la tassazione agevolata al 15% su straordinari e festivi, applicabile nel 2026 fino a un massimo di 1.500 euro l’anno per i lavoratori dipendenti del settore privato con reddito fino a 40 mila euro. Prevista inoltre un’aliquota ridotta al 5% per gli aumenti salariali derivanti dai rinnovi contrattuali sottoscritti nel 2025 e 2026, per redditi fino a 28 mila euro. Sul fronte Irpef, arriva il taglio dell’aliquota per il ceto medio: la seconda fascia scende dal 35% al 33%. Per i contribuenti con redditi superiori a 200 mila euro, la detrazione si riduce di 440 euro.

Fisco: taglio dell’Irpef e flat tax sui rinnovi contrattuali
La misura principale della manovra è il taglio dell’aliquota Irpef dal 35% al 33% per i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro. Una misura che vale quasi 9 miliardi nel triennio e che secondo la premier Meloni “interviene sul ceto medio”, con un beneficio massimo di circa 440 euro annui. Tuttavia, il vantaggio si riduce per chi ha redditi più alti, ed è azzerato sopra i 200.000 euro. Nel settore privato debutta una “flat tax” al 5% sugli aumenti contrattuali, destinata a lavoratori con redditi fino a 28.000 euro. La misura riguarda i contratti che verranno firmati entro il 2028. Stanziati 2 miliardi nel 2026, in calo a 717 milioni nel 2027 e 245 milioni nel 2028. Per i dipendenti pubblici arriva uno sconto fiscale sul salario accessorio, mentre si valuta la possibilità di coprire il “buco” dell’Assegno di inclusione, che dopo 18 mesi prevede una sospensione temporanea del beneficio (costo stimato: circa 500 milioni l’anno).
Pensioni: stop selettivo all’aumento dell’età e mini-aumento delle minime
Confermata la sterilizzazione parziale dello “scalino” che dal 2027 avrebbe alzato i requisiti anagrafici per la pensione. Lo stop sarà valido solo per i lavoratori impegnati in mansioni gravose e usuranti, escludendo invece quelli “precoci”. L’intervento riguarda una platea molto ristretta e vale 3,6 miliardi nel triennio, ma solo 465 milioni nel 2026: segnale che misure come Ape sociale, Quota 103 e Opzione donna potrebbero essere prorogate.
Per le pensioni minime, previsto un aumento mensile di 20 euro, mentre le pensioni sociali per gli over 70 cresceranno tra 1,8 e 8 euro.
Cartelle fiscali: arriva la “rottamazione quater quinquies”
Il governo vara una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali, la quinta, con un piano di pagamento fino a 54 rate bimestrali (9 anni), destinata ai contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi ma non versato le imposte. Non ci sarà una maxi-rata iniziale. Il ministro Giorgetti precisa: “Non è un condono, ma una sanatoria per chi ha dichiarato. Le regole saranno più rigide per chi non rispetta i piani di pagamento”.
Sanità: 2,4 miliardi in più nel 2026
Il governo stanzia 2,4 miliardi aggiuntivi per il Fondo sanitario nazionale nel 2026, portandolo oltre la soglia prevista di 140,6 miliardi. La premier Meloni rivendica il risultato: “Da 126 miliardi siamo saliti a 136, e supereremo i 140. Se continuiamo così, a fine legislatura le risorse aggiuntive saranno circa 30 miliardi”.
Famiglia e sociale: bonus mamme, nuova Isee, caregiver
Il pacchetto sociale vale 4 miliardi in tre anni, di cui 1,6 miliardi nel 2026. Confermata la social card “Dedicata a te” per le famiglie in difficoltà, prorogata per altri due anni. Novità in arrivo per il calcolo dell’Isee, che escluderà in parte la prima casa e introdurrà correttivi per i nuclei con due o più figli.
Previsto un potenziamento del bonus mamme lavoratrici con due figli e reddito inferiore a 40.000 euro, che salirà da 40 a 60 euro al mese. Stanziate risorse anche per l’avvio della riforma dei caregiver familiari. Possibile un aumento delle detrazioni fiscali per il primo figlio.
Casa, imprese e contenziosi Ue
Confermati per il 2026 i bonus ristrutturazioni: detrazione al 50% per la prima casa, 36% per la seconda. Resta anche il bonus mobili. Alle imprese vanno 7,4 miliardi nel triennio, con 3 miliardi già nel 2026. Ritorna Industria 4.0 con super e iper ammortamento, rifinanziata la Legge Sabatini, confermati i crediti d’imposta nelle Zes (Zone economiche speciali). Eliminata l’ipotesi di un’Ires premiale. Nasce un “fondo sentenze” da 2,1 miliardi per il 2026, destinato a coprire l’impatto di possibili condanne dell’Italia da parte della Corte di Giustizia Ue, incluso il contenzioso con Tim.
Altri interventi: sicurezza, enti locali e investimenti pubblici
Previsti 3,8 miliardi per la sicurezza e altri 3,8 miliardi per gli enti territoriali nel triennio. Agli investimenti pubblici sono destinati 5 miliardi, ma concentrati nel biennio 2027-2028.
Confcommercio: “Bene interventi su redditi e famiglie ma servono correttivi per spingere consumi e crescita”
Commentando la Legge di bilancio approvata dal Consiglio dei Ministri, Confcommercio ha approvato “il rispetto dell’equilibrio dei conti pubblici e alcune scelte che iniziano il percorso di riduzione delle tasse a sostegno del potere d’acquisto delle famiglie e di riduzione del costo lavoro. Apprezzabili la riduzione della seconda aliquota IRPEF, l’alleggerimento del prelievo fiscale sugli aumenti contrattuali, sebbene limitato ai redditi fino a 28mila euro, il ridisegno dell’Isee familiare, la superdeduzione del costo del lavoro per i neoassunti e le misure di ‘pace fiscale’ con ampia e generalizzata rateizzazione delle cartelle iscritte a ruolo”. Secondo Confcommercio“resta, tuttavia, l’esigenza di adottare alcuni correttivi alla manovra per dare una spinta maggiore ai consumi e alla crescita, tra cui: estensione del taglio Irpef allo scaglione di reddito fino a 60mila euro, graduale detassazione delle tredicesime, prosecuzione dell’abolizione dell’IRAP”.