9 Marzo 2026
Caro carburanti, il Governo punta sulle accise mobili
Domani il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare un decreto che fisserà una percentuale di rialzo oltre la quale intervenire rinunciando all’Iva ‘aggiuntiva’. Confcommercio: “nessun allarmismo, ma la guerra non può diventare pretesto per fare cassa”.

Mentre continua ad infuriare la guerra in Medio Oriente, con il relativo e inevitabile corollario di conseguenze sull’economia mondiale, il Governo italiano cerca il modo di porre un minimo di rimedio sul rialzo dei prezzi dei carburanti. In vista del Consiglio dei ministri in programma domani, i tecnici del Mef e del governo stesso stano lavorando proprio in queste ore per preparare un decreto sulle accise mobili che prevederà un sistema di monitoraggio dei prezzi e della loro trasparenza con relativa fissazione di una percentuale di rialzo oltre la quale intervenire, rinunciando all’Iva ‘aggiuntiva’.
Impossibile prevedere di quanto le accise saranno effettivamente tagliate, l’unica certezza è che il gasolio “servito” è arrivato a toccare quota 2,6 euro al litro in autostrada (2 euro la benzina). Lo strumento delle accise mobili, che discende da un provvedimento dell’allora ministro Bersani del 2007, come ha ricordato il ministro dell’Economia Giorgetti esiste già ed è pronto ma, rispetto alla legge di tre anni, deve essere modificato e definito in alcune sue parti. Di per sé, per raffreddare gli aumenti dei prezzi dei carburanti, il meccanismo è piuttosto semplice ma non automatico: in caso di crescita del prezzo del greggio stabile e sopra una certa percentuale e quindi, a cascata, del carburante, aumenta anche la base su cui si calcola l’Iva (al 22%) che finisce nelle casse pubbliche. Lo Stato può quindi rinunciare a quell’Iva aggiuntiva, non contabilizzata nelle previsioni di bilancio statale., utilizzandola per ridurre l’accisa, che è fissa ed è la terza parte (assieme al costo della materia prima) che costituisce il totale del prezzo alla pompa.
Ma secondo la stessa norma, per attivarsi, lo strumento ha bisogno di un decreto del Mef di concerto con il Mase e che il rialzo dei prezzi sia stabile e non sia quindi una fiammata temporanee. Il testo del provvedimento del 2023 infatti recita che il taglio delle accise “possa essere adottato se il prezzo del carburante aumenta, sulla media del precedente bimestre, rispetto al valore di riferimento” rispetto all’ultimo Def. Non è specificata, però, la percentuale di aumento per intervenire, che prima era del 2%. La norma tiene anche conto “dell’eventuale diminuzione” nella media del quadrimestre precedente.
Confcommercio: “nessun allarmismo, ma la guerra non può diventare pretesto per fare cassa”
Di fronte ai recenti rincari della benzina e del gasolio legati alla crisi in Medio Oriente, Pasquale Russo, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto, ha osservato che l’aumento dei prezzi non deve diventare una forma di speculazione “anche perché, se il prodotto c’è e le riserve tengono, eventuali aumenti incontrollati dei prezzi, in particolare per il gasolio, non hanno alcuna giustificazione. Nessun allarmismo, quindi, ma la guerra in Iran non può e non deve diventare un pretesto per fare cassa”.
“Pur in un quadro di grave tensione in Medio Oriente – ha proseguito Russo – è fondamentale mantenere un approccio improntato a equilibrio e responsabilità. In presenza di condizioni di approvvigionamento regolari e di un quadro che, allo stato, non presenta elementi tali da compromettere la disponibilità del prodotto, non vi sono ragioni per alimentare aumenti dei prezzi non coerenti con l’andamento reale del mercato”.
“Serve una linea chiara da parte delle istituzioni. Per questo abbiamo chiesto al Governo di intervenire per evitare che il clima di incertezza internazionale si traduca in tensioni speculative che finirebbero per gravare sulle imprese – in particolare quelle del trasporto e della logistica – e, più in generale, sull’intero sistema economico. È evidente che qualora il quadro di crisi dovesse protrarsi – ha concluso il vicepresidente di Confcommercio – sarà opportuno valutare interventi mirati, come fatto durante la crisi energetica nel 2022, a sostegno dei comparti maggiormente esposti, come le attività legate alla mobilità delle merci e delle persone, oltre alle filiere logistiche e distributive, che rappresentano un’infrastruttura essenziale per il Paese”.