1 Ottobre 2020
Coronavirus, vacanza rovinata: ora il cliente è responsabilizzato
Nell’ampio scenario delle controversie tra clienti e operatori turistici il coronavirus ha creato una situazione “ribaltata” rispetto a quella a cui eravamo abituati, ove il cliente godeva di ampie forme di tutela: a tal proposito, infatti, allo stato attuale è il cliente a doversi informare in maniera precisa e puntuale circa i rischi che si incorrono in un soggiorno turistico. In tal senso l’emergenza covid ha mutato l’approccio al viaggio, con agenzie di viaggio e tour operator mossi dalla necessità di cambiare la propria identità rispetto a come precedentemente lavorato.
Se prima dell’emergenza erano presenti sottolineature circa gli obblighi di informativa da parte di agenzie e tour operator nei confronti del cliente, una sentenza della Cassazione, la numero 14257 del 2020 ha stabilito che “se il t.o. consegna ai partecipanti, fosse anche pochi giorni prima della partenza, una nota scritta con le informazioni, soprattutto sanitarie, sulle regole per l‘ingresso negli Stati da visitare, allora l‘autoresponsabilità del cliente supera il dogma che vuole il consumatore in una situazione di presunzione assoluta di debolezza, sempre e comunque meritevole di protezione” .
Pertanto, allo stato attuale, molti giuristi specializzati nel settore turistico consigliano di far firmare un consenso informato al proprio cliente-viaggiatore, in modo tale da responsabilizzare lo stesso, in linea con quanto stabilito dalla sentenza della Cassazione. Infatti, in caso di omissione o negligenza di applicazione delle norme anti-Covid, potrebbe essere contestata la responsabilità all’organizzatore del viaggio e ai suoi fornitori, rendendo necessaria una accurata informativa in fase precontrattuale da sottoporre all’attenzione del viaggiatore.