17 Febbraio 2021
Contributi a fondo perduto, i controlli del fisco
Nei prossimi mesi a venire il fisco italiano, in particolare attraverso la Guardia di Finanza, avvierà una serie di controlli sui contributi a fondo perduto richiesti e ottenuti dalle imprese italiane, oltre che sui prestiti bancari a garanzia dello Stato.
Le agevolazioni verranno verificate a livello centrale, in particolare attraverso l’utilizzo di software specifici operativi su piattaforme telematiche, mentre per quanto concerne i controlli su territorio la Guardia di Finanza si avvarrà delle ordinarie facoltà previste per verifiche e ispezioni fiscali, oltre che delle proprie vesti di polizia finanziaria.
In tal caso, anche i consulenti potrebbero subire accessi, verifiche e ispezioni in merito alla contabilità d’impresa.
Lo scopo di tali interventi sarà quello di garantire legalità e permettere il recupero delle risorse indebite e ridistribuirle alle imprese in difficoltà.
Per quanto concerne il contributo a fondo perduto previsto dall’articolo 25 del Decreto Rilancio, in merito alla fruizione del contributo. il comma 9 citava la sottoscrizione di due protocolli distinti:
-uno tra Ministero dell’Interno, MEF e Agenzia delle Entrate, mirato a prevenire tentativi di infiltrazione criminale;
-uno tra Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, mirato a regolare la trasmissione, mediante procedure informatizzate, dei dati e informazioni necessari a valutare la sussistenza dei requisiti richiesti dalla legge per l’ottenimento del contributo.
Il Decreto Ristori ha poi previsto, come noto, la concessione di un ulteriore contributo, per il quale si intendono applicati i protocolli citati.
Per quanto concerne il primo protocollo, relativo alla prevenzione di infiltrazioni criminali, sottoscritto lo scorso 8 giugno, lo stesso prevede una ‘semplificazione’ a favore del contribuente, in specifici casi: non si provvede a nuovi accertamenti antimafia nel caso in cui l’operatore economico risulti iscritto all’Anagrafe antimafia predisposta per gli interventi di ricostruzione post sisma in centro Italia, dovendo tenere considerazione di verifiche preventivamente effettuate.
In linea di massima, per i contributi ottenuti sotto i 150 mila euro, l’Agenzia procede alla comunicazione antimafia per un campione di istanze ricevute, corrisponde il contributo sotto condizione risolutiva legata all’esito dei successivi accertamenti antimafia; per i contributi superiori a 150 mila euro, si ricorda che occorreva predisporre apposita autocertificazione.
Il protocollo relativo alla spettanza dei contributi, invece, è stato siglato tra le Entrate e la Guardia di Finanza lo scorso 19 novembre ed è rivolto espressamente ai contributi ex art. 25 Decreto Rilancio, art. 59 Decreto Agosto (fondo perduto attività nei centri storici), oltre ai contributi previsti dai Decreti Ristori.
Tra le sanzioni in caso di indebito utilizzo – sia dei contributi a fondo perduto sia delle garanzie dello Stato sui finanziamenti – è previsto che, in caso di contributo in tutto o in parte non spettante, l’Agenzia delle Entrate potrà recuperare il contributo stesso entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello in cui il contributo stesso è stato ottenuto.
Con l’atto di recupero sono applicate sanzioni e interessi che vanno dal 100 al 200% del contributo non spettante, senza possibilità di applicazione della definizione agevolata.
In caso di beneficio del finanziamento garantito o del contributo in tutto o in parte non spettante è prevista anche l’applicazione della sezione penale, in particolare l’articolo 316-ter c.p. (salvo che il fatto non costituisca più grave reato) .
Si precisa, tuttavia, che in caso la somma percepita indebitamente non superi gli euro 3999,96 si applicherà solamente la sanzione amministrativa, non superiore al triplo della somma percepita.