3 Novembre 2021

Parlamento Europeo: via libera alla riforma contro le pratiche fiscali “dannose”


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Il Parlamento europeo ha adottato a larghissima maggioranza (506 voti favorevoli, 81 contrari e 99 astensioni) un nuovo progetto di risoluzione presentato dalla Commissione per i problemi economici e monetari che chiede una profonda riforma della politica europea di lotta alle pratiche fiscali c.d. dannose.

In sostanza, nel testo della risoluzione plenaria, che al momento non è pienamente vincolante, il Parlamento ha delineato le sue priorità per la riforma della politica dell’UE allo scopo di intensificare la sua lotta contro l’abuso delle norme fiscali interne degli Stati-membri rafforzando in particolare gli strumenti già messi in campo per arginare i danni provocati dall‘utilizzo di pratiche fiscali “aggressive”.

Le tre linee indicate dal Parlamento sono le seguenti:

– la necessità di avviare una revisione della legislazione in vigore in modo da poter affrontare schemi e meccanismi fiscali sempre più innovativi e fuori dalla portata degli strumenti oggi in possesso delle Amministrazioni finanziarie;
– definizione di una soglia minima di attività per qualificare le aziende a pagare le tasse in un certo territorio o meno, qualora non rientrino in tali parametri;
– totale, completo rinnovamento del codice di condotta UE sulla tassazione delle imprese.

In altri termini, una mini-rivoluzione fiscale largamente condizionata dal momento storico che molti paesi e realtà economiche stanno vivendo e da un futuro di crescita e di resilienza che sembra sfuggente.
Passiamo ora in rassegna le singole proposte contenute nella risoluzione per ridisegnare la politica dell’UE sulle pratiche fiscali dannose. Si ricorda che lo stesso Parlamento ha più volte affermato che la concorrenza fiscale tra i Paesi non costituisce di per sé un problema o il problema. Tuttavia, permane immutata la necessità di stabilire principi comuni che gli Stati devono rispettare nell‘attuare le proprie politiche e i propri regimi fiscali per attirare imprese e profitti. I deputati notano infatti che la politica e la legislazione non hanno tenuto il passo con gli schemi fiscali innovativi degli ultimi 20 anni. Insomma, fatto salvo il principio di libera competitività fiscale tra Stati, resta comunque doveroso fissarne limiti e condizioni.

Modifiche al sistema UE

Nella risoluzione, i membri del Parlamento europeo (MEP) hanno avanzato diverse proposte per migliorare rapidamente la politica sulle pratiche fiscali dannose. Un pacchetto in realtà soltanto in parte davverp innovativo.
Tra le novità di maggior peso, l’adozione di una definizione di “livello minimo di sostanza economica”, ovvero una soglia di attività economica all’interno di un Paese al di sotto della quale una società non può essere considerata realmente stabilita in quel dato Paese, con tutto ciò che ne potrebbe derivare in termini di tassazione effettiva dei profitti dell‘azienda.
A seguire, la risoluzione fa richiamo esplicito alla Commissione affinché elabori orientamenti su come progettare incentivi fiscali equi e trasparenti che presentino minori rischi di distorsione del mercato unico.
Sempre alla Commissione è fatta richiesta di valutare l’efficacia dei regimi fiscali speciali sugli utili riconducibili ai brevetti (patent boxes) e ad altri regimi di proprietà intellettuale. Tema questo scottante oggi e ad elevata sensibilità per imprese e investitori, soprattutto privati. Marchi e brevetti continuano infatti ad essere la “ferrovia” maggiore su cui volumi di miliardi di euro si muovono dall‘economia monetaria statica in direzione dell‘economia reale dinamica e fattuale. Ostacolare un tale percorso potrebbe interrompere un utile flusso di capitali altamente produttivi.
Un ultimo richiamo è piuttosto retorico, in quanto si sofferma sulle raccomandazioni specifiche per Paese emesse ogni anno dalla Commissione chiedendone l‘inclusione anche degli inviti o moniti a ridurre la pianificazione fiscale aggressiva di quel o quei Paesi.

Riformare e/o sostituire il codice di condotta?

Il Parlamento chiede una riforma completa del Codice di condotta sulla tassazione delle imprese (CoC -Code of Conduct), uno strumento ad hoc utilizzato per affrontare la concorrenza fiscale dannosa.
In particolare, i criteri, la governance e il campo di applicazione di tale codice dovrebbero essere rivisti. Con attenzione ai regimi fiscali preferenziali, gli attuali criteri del Codice di condotta per giudicare una pratica fiscale come dannosa sono ritenuti in parte obsoleti, in quanto tali regimi preferenziali sono stati sostituiti da altri sistemi. Tale riforma dovrebbe quindi essere ampia e includere il criterio di aliquota d’imposta effettiva, in linea con la futura aliquota d’imposta effettiva minima da concordare a livello internazionale, oltre a requisiti di sostanza economica solidi e progressivi.
Anche la governance dovrebbe essere riformata, per rendere le decisioni vincolanti e il processo decisionale più trasparente ed efficiente. Inoltre, i deputati hanno delineato un piano dettagliato per sviluppare un “quadro in materia di regimi fiscali aggressivi e aliquote d’imposta ridotte” che dovrebbe sostituire l’attuale codice di condotta. In realtà, che l‘attuale struttura e i contenuti del codice di condotta siano obsoleti è largamente riconosciuto. Per tale ragione, le riforme della governance dovrebbero andare nella direzione di un sistema decisionale più trasparente ed efficiente, in cui le raccomandazioni del Codice siano, ad esempio, giuridicamente vincolanti.
E ancora, i deputati hanno proposto di sostituire l’attuale codice di condotta con FATAL (il quadro sugli accordi fiscali aggressivi e le aliquote basse), che includerebbe una serie di armi efficaci per combattere i reati fiscali. Tale approccio però potrebbe comportare criteri più rigorosi per definire ciò che costituisce un paradiso fiscale, come un’aliquota fiscale effettiva minima e un livello minimo di sostanza economica, nonché regimi preferenziali di imposta sul reddito delle persone fisiche progettati per attrarre individui facoltosi.

Lo scenario attuale a sostegno della revisione votata dal Parlamento e il kit di proposte

La proliferazione degli scandali fiscali nell’ultimo decennio (Lux Leaks, Panama Papers, Paradise Papers e, più recentemente, Pandora Papers), che hanno coinvolto multinazionali e individui con patrimoni elevati, ha rivelato la portata e la gravità di questi eventi e l’urgenza di trovare soluzioni definitive per affrontare il fenomeno.
Le stime prudenti dell’OCSE sull‘erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (BEPS – Base Erosion and Profit Shifting) collocano i costi intorno al 4-10% delle entrate fiscali globali delle società, ovvero 84-202 miliardi di euro all’anno.